Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post

mercoledì, agosto 25, 2010

Il duro (e anticipato) rientro al lavoro

Per la prima volta in dieci anni di onorato servizio, ho dovuto interrompere le ferie anzitempo: ahimè ci sono dei problemi, e la mia presenza è richiesta già domani ad Atene. Ed allora eccomi in aeroporto - con la tristezza nel cuore - pronto a decollare nuovamente...

sabato, giugno 19, 2010

La Fiat, i diritti e il futuro

C'è grande fermento nel mondo del lavoro: le proposte della gruppo Fiat per lo stabilimento di Pomigliano stanno scuotendo fortemente il sistema, spaccando sindacati e lavoratori (per chi fosse interessato, qui trova il testo dell'accordo). Da un lato c'è chi sostiene che nuovi investimenti e la salvaguardia dei posti di lavoro siano prioritari in questo momento, e di fronte al rischio - tutt'altro che remoto - di perderli sia tollerabile fare concessioni anche significative, accettare un peggioramento (localizzato e temporaneo) della condizione dei lavoratori, i quali dovrebbero rinunciare ad alcuni diritti. Dall'altro lato c'è la FIOM, che sostiene - al contrario - che non è possibile fare concessioni su questo terreno, che i diritti non si toccano, perché rinunciare a qualcosa significa dare il la ad attacchi sempre più frequenti e forti che distruggeranno in breve tutte le conquiste sociali (e non solo per gli operati di Pomigliano...).

Gran brutta situazione, quella di chi si trova tra incudine e martello: perché entrambe le posizioni hanno punti validi, almeno in linea teorica. Forse la mia è una visione viziata dal fatto che non mi trovo coinvolto, e che quindi non riesco a vederne tutti i lati negativi, ma ammetto che la posizione di totale chiusura della FIOM mi sembra troppo radicale. Perché le lotte - i grandi scioperi del passato lo dimostrano - hanno senso quando possono portare a risultati concreti. Rifiutare l'accordo può essere concettualmente corretto (non si deroga sui diritti, anche se poi bisogna capire esattamente quali sarebbero quelli meno tutelati), ma nella vita bisogna anche sapere essere pratici: se l'alternativa è la chiusura di Pomigliano e la disoccupazione per migliaia di persone (e la minaccia è concreta, perché la FIAT ha anche altre opzioni oltre a quella di tenere la produzione della Panda in Italia), allora forse è meglio essere realisti ed accettare il male minore. Gli altri sindacati - quelli che da sempre sono stati più concilianti verso proposte anche forti provenienti dalle imprese - hanno probabilmente compreso chiaramente questo concetto. Che di certo danneggia i lavoratori, ma almeno gli assicura un futuro...

lunedì, febbraio 08, 2010

Istanbul

Hotel da fiaba, quello dove si sta svolgendo l'incontro organizzato dall'ufficio: 5 stelle lusso, di quelli che costano centinaia di euro a notte (il prezzo di listino è 800€ a camera: in realtà anche sui normali siti di agenzie di viaggio come Expedia si trovano camere a prezzi ben inferiori, ma pur sempre di rilievo). Ed anche l'organizzazione è stata curata nei dettagli: solo i fattori non controllabili dall'uomo (come il tempo: freddo e pioggia hanno funestato la giornata odierna, che si è chiusa addirittura sotto la neve) hanno lasciato a desiderare. Ma lamentarsi è inutile, meglio godersi queste ultime ore: domani pomeriggio si ritorna a Budapest, ma fino ad allora... perché non godersi la città?

venerdì, febbraio 05, 2010

Venerdì

Giorni frenetici, son questi a Praga: senza un attimo di tregua, gli impegni si susseguono. Ma oggi è venerdì: si lavora, certo, ma il fine settimana è alle porte: e con esso una piccola pausa dalla quotidianità lavorativa. Sempre troppo breve, è vero, ma pur sempre meglio di niente: talvolta sapersi accontentare è una virtù...

mercoledì, gennaio 13, 2010

Milano

C'è una cosa che mi colpisce sempre a Milano: il traffico sempre sostenuto, fin dalla mattina presto e fino - spesso - a tarda sera. Chi lavora - o semplicemente vive - nella metropoli lombarda ci ha forse fatto il callo, mette in conto, per andare in ufficio, di trascorrere un bel po' di tempo in auto. Io lo trovo stressante, e mi domando seriamente come mai possa una persona riuscire a sopportare di rimanere un'ora (ma non di rado anche molto di più) in auto, imbottigliato accanto a centinaia di altri sventurati, per raggiungere il luogo di lavoro. E per poi, stanco dopo un'intera giornata di attività, affrontare lo stesso percorso, nell'altra direzione, con lo stesso disagio! Ma forse è solo questione di abitudine, forse una volta imparato a convivere con la fila tutto diventa meno opprimente, e magari il tempo trascorso in auto si riesce a riutilizzare in maniera più proficua: io non ci sono mai riuscito, ma ammetto che sono sempre stato sufficientemente fortunato da raggiungere in 10-20 minuti al massimo il mio luogo di lavoro, anche in auto...

giovedì, ottobre 22, 2009

Non c'è più religione...

La destra che sostiene la bontà del posto fisso e la sinistra - per bocca dell'attuale segretario (se secondo me domenica perderà pesantemente le primarie) - che invece afferma che non bisogna puntare sul posto fisso ma sul "dinamismo" del lavoro. I tempi cambiano evidentemente...

giovedì, ottobre 01, 2009

Sette anni

1° ottobre 2002-1° ottobre 2009: sette anni nella stessa azienda. Il primo giorno di lavoro non avrei mai pensato di rimanere tanto...

sabato, settembre 26, 2009

Il lavoro che scompare

Dicono che di questa crisi il peggio è ormai passato. Forse è vero, ma certamente gli effetti dureranno ancora a lungo, soprattutto per quanto riguarda il lavoro: con un tasso di disoccupazione cresciuto notevolmente (pur rimanendo inferiore a quello che si registra nella maggior parte dei nostri partner europei) e destinato - così sostengono gli esperti - a mietere altre vittime nei prossimi mesi, saranno in centinaia di migliaia gli italiani che ricorderanno questo periodo come quello che li ha visti espulsi dal sistema produttivo. E con loro famiglie e parenti, perché il licenziamento raramente è un fatto privato, ma diventa un problema per tutti coloro che ci stanno accanto. Perdere il lavoro deve essere terribile: un fannullone - per dirla alla Brunetta - se ne infischierebbe (non ha un'etica del lavoro...), una persona per bene che ha sempre lavorato con impegno, invece, si sentirebbe cascare il mondo addosso, pensando probabilmente che c'è in lei qualcosa che non va, che è un po' anche colpa sua se le cose sono andate male (pensieri certamente non veri in un contesto come quello attuale).

Vedo tante aziende - con alcune di queste tanti anni fa sono anche stato in contatto (una mi offrì pure un contratto di lavoro che però non accettai) - che chiudono i battenti o ridimensionano pesantemente gli organici: io sono fortunato in questo, la mia azienda - che pure come tutte ha sofferto e soffre la crisi - ha limitato al minimo gli interventi sul personale. Altri lo sono stati meno, e magari oggi si ritrovano senza un lavoro e con grandi difficoltà a trovarne uno nuovo: perché anche se la crisi (finanziaria) è terminata, l'occupazione potrebbe impiegare parecchio prima di ritornare ai livelli del 2008...

lunedì, dicembre 22, 2008

Improvvisazione al potere

Tito Boeri è un economista che mi piace molto. Mi piace quello che dice e come lo dice, mi trovo spesso (quasi sempre direi) d'accordo con lui, e ammiro la sua capacità di essere obiettivo: sa criticare quello che fanno destra e sinistra e che - a suo avviso - non è corretto, così come sa dare atto ad entrambi gli schieramenti di ciò che di buono hanno fatto (poco per la verità, negli ultimi 10 anni almeno...). Ecco perché leggo sempre con grande interesse ed attenzione quello che scrive, sulla Repubblica ma anche sul sito www.lavoce.info. L'articolo di oggi sul sito della Repubblica (leggi qui) non fa che confermare la mia positiva opinione.

Improvvisazione al potere

di TITO BOERI


Un mese fa il governo annunciava, per bocca del ministro del Welfare Sacconi, la proroga al 2009 della detassazione delle ore di lavoro straordinario, una misura volta a incoraggiare orari di lavoro più lunghi (per chi un lavoro ce l'ha e lo avrà anche nel 2009).
I tecnici del ministero del Welfare legittimavano pubblicamente questa scelta perché per "sostenere la crescita e incrementare la produzione occorre lavorare di più". Sabato, nella conferenza stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha, invece, proposto di ridurre l'orario di lavoro, portando la settimana lavorativa a 4 giorni. E gli stessi tecnici che avevano fino a qualche settimana fa elogiato la detassazione degli straordinari si sono affrettati a rimarcare (sugli stessi giornali che avevano ospitato i loro interventi precedenti) che queste misure serviranno per "fronteggiare l'emergenza economica e salvaguardare i livelli occupazionali".
Intuendo lo smarrimento degli italiani, poniamoci la domanda che molti di loro si saranno posti: aveva ragione il Governo (e i suoi tecnici) un mese fa a incoraggiare il lavoro straordinario o ha ragione il Governo (e i suoi tecnici) a sostenere ora esattamente il contrario, vale a dire, l'orario di lavoro ridotto?
A giudicare dalle esperienze internazionali, la risposta è nessuno dei due. La detassazione degli straordinari era una misura del tutto anacronistica in una fase recessiva, quando si tratta soprattutto di contenere la distruzione di posti di lavoro. I texani amano parlare senza mezzi termini. Il più titolato studioso di domanda di lavoro, Daniel Hamermesh, viene da lì e in un recente incontro all'Isae ha definito la detassazione degli straordinari una misura "demenziale" nell'attuale congiuntura.
Il giudizio lapidario non voleva, crediamo, incoraggiare a fare esattamente l'opposto anche perché non sempre l'opposto di una cosa demenziale è una cosa giusta. Eppure il Senatore Francesco Casoli, che sembra abbia ispirato le affermazioni di Berlusconi a favore degli orari ridotti, ha riesumato lo slogan comunista degli anni 90: "lavorare meno, lavorare tutti". Purtroppo, come mostrano le ripetute fallimentari esperienze francesi, prima con le 39 ore di Mitterrand e poi con le 35 ore della Aubry, ogni volta che lo stato riduce d'imperio l'orario di lavoro finisce per distruggere posti di lavoro e scontentare tutti, a partire dagli stessi lavoratori. Il fatto è che gli orari di lavoro non possono che essere definiti e contrattati azienda per azienda, sulla base delle specifiche esigenze dell'organizzazione del lavoro e del personale.
E' auspicabile che in molte aziende, invece di licenziare dei lavoratori, si riesca a rimodulare gli orari di lavoro, prevedendo orari di lavoro ridotti per molti, se non proprio per tutti. Ma sono scelte e decisioni che vanno prese azienda per azienda e nell'ambito di patti di solidarietà fra gli stessi lavoratori, che accettino in questo caso riduzioni del proprio salario mensile, pur di salvaguardare il posto di lavoro di altri lavoratori. Gli strumenti normativi per permettere tutto ciò, dalla Cassa Integrazione Ordinaria ai contratti di solidarietà, esistono già nel nostro paese. Quello che manca, semmai, è la contrattazione decentrata, azienda per azienda. Ma questo è un altro discorso. Non riguarda il Governo, ma le parti sociali.
Berlusconi nel lanciare la sua proposta sugli orari ridotti non ha citato il senatore Casoli, ma Angela Merkel. C'è una cosa che accomuna il nostro governo e quello tedesco. Entrambi stanno facendo molto poco per contrastare la recessione. Invece di stimolare la domanda, il Governo tedesco ha introdotto un sistema di garanzie agli investimenti (soprattutto delle piccole imprese e nell'industria dell'auto). Le garanzie, tuttavia, funzionano solo in fasi espansive, quando c'è una forte domanda di investimenti.
Il nostro paese ha addirittura varato misure, almeno sulla carta, di contrazione fiscale. Toglieranno risorse a famiglie e imprese, anziché metterne di più in circolazione. Forse per questo sia in Germania che in Italia chi è al governo preferisce parlare di materie che non sono di sua competenza, come l'orario di lavoro.
"La crisi è nelle mani dei consumatori" ha detto nella stessa conferenza stampa, il nostro Presidente del Consiglio. In verità la durata e l'intensità della crisi è innanzitutto nelle mani del governo. Dovrebbe dare ai cittadini messaggi meno contraddittori se vuole che aumenti la fiducia di famiglie e imprese. Dovrebbe parlare apertamente della crisi, invece di cercare di inventarsi altri terreni di confronto, come Nixon che di fronte all'esplosione dello scandalo Watergate decise nel 1972 di andare in Cina per spostare altrove l'attenzione generale.
Non è esorcizzando i problemi e chiedendo ai giornali di parlare d'altro (magari dedicando intere paginate alla band del ministro dell'Interno) che si risolve la crisi. Per questo speriamo che nessuno voglia raccogliere l'invito di Berlusconi a non pubblicare previsioni a tinte fosche, come quelle elaborate dal Centro Studi Confindustria, perché "le profezie negative si autoavverano". Al contrario, è proprio ridurre l'informazione e spargere finto ottimismo che allunga la crisi. Quando l'informazione non è accurata, aumenta solo l'incertezza, e l'incertezza è la peggiore nemica di quegli investimenti che ci porteranno, prima o poi, fuori dalla recessione.
(22 dicembre 2008)

venerdì, novembre 07, 2008

Un piccolo messaggio prima del fine settimana.

Finalmente posso scrivere un nuovo post in santa pace: la settimana lavorativa è terminata, e riesco così a trovare un po' di tempo per concentrarmi e scrivere qualcosa. La prima settimana del mese è sempre la più pesante per chi fa un lavoro come il mio: bisogna vedere come si è chiuso il mese e contabilizzare tutti i costi di competenza per dare una situazione quanto più possibile aderente alla realtà. Sembra facile, ma quando si seguono 4 società differenti su 8 mercati, allora ogni problema si ingigantisce. Poco male, anche questo mese sono sopravvissuto: i numeri non sono purtroppo belli (ma questo non dipende da me), ma almeno sono corretti ;-)
Oggi ho finalmente ripreso l'autoradio che avevo portato a riparare: il vivavoce BlueTooth non funzionava più bene (bell'eufemismo, diciamo che dopo 10 secondi andare in errore e non potevo più usarlo!), e quando ti abitui ad avere questa piccolo comodità, diventa difficile vivere senza! E devo dire che trascorrere 10 giorni senza autoradio è un vero calvario! Anche per brevi spostamenti la musica ti tiene compagnia, senza tutto sembra più triste e freddo.
Per il fine settimana non ho ancora definito cosa fare: di certo mi voglio riposare! Ma comunque domenica parto per Fabriano, sarà un'occasione per andare a cena con alcuni amici e rivedere un po' di colleghi. Due giorni nella città che mi ha ospitato per anni, per poi rientrare a Milano e ripartire - già l'indomani mattina - per Budapest: ormai ci ho fatto il callo, speriamo solo che il freddo inverno ungherese (che ho sperimentato 20 anni fa con temperature anche di -10 gradi) tardi ancora ad arrivare.

mercoledì, ottobre 22, 2008

Andare a lavorare quando ancora fuori è buio...

A volte mi chiedo perché vado in ufficio così presto ogni mattina, quando il Sole non si è ancora svegliato, quando sono le luci delle automobili ad illuminare le strade. Forse perché - una volta che mi sono alzato, ho fatto colazione ed una bella doccia calda - a casa nono saprei più cosa fare... Può essere, però è veramente così strano arrivare ogni giorno in un posto di lavoro deserto, che si popola solo dopo un'ora dal mio arrivo. Certo, così ho a disposizione 60 minuti senza nessuna interruzione, senza telefonate che ti distraggono da quello che stai facendo, ma resta il fatto che - magari - potrei anche cambiare l'inizio delle mie giornate.
Ma per fortuna da domenica il Sole sorgerà un'ora prima: così - almeno fino a dicembre - almeno riuscirò a vedere un barlume di luce prima di iniziare a lavorare...

giovedì, settembre 11, 2008

Bucarest

Lunedì e martedì sono stato a Bucarest (e con questo il conto delle capitali europee nelle quali non sono mai stato si assottiglia ulteriormente), e tanto per cambiare per motivi di lavoro. La città - non me ne vogliamo i rumeni - non mi è piaciuta: sarà anche stata colpa di Ceauşescu, ma ho come l'impressione che la città sia rimasta ancora molto indietro. E non è solo una questione architettonica (caseggiati enormi e anonimi), ma anche di organizzazione: traffico da fare accapponare la pelle (a confronto Milano è una amena località di montagna), caos e guida "sportiva" dei abitanti non la rendono certo una città confortevole. Insomma, non mi pare reggere il confronto con altre città dell'est europeo, da Praga a Budapest, che pure hanno condiviso un passato al di là della cortina di ferro. Forse è questione di tempo: gli investimenti, in Romania, sono probabilmente arrivati qualche anno dopo rispetto alle altre nazioni dell'ex blocco comunista. Ma - sinceramente - non credo che siano sufficienti solo i soldi per rendere bella una città...

venerdì, agosto 29, 2008

Avevano ragione loro...

... pochi giorni sono sufficienti a riambientarsi, a rientrare nella routine lavorativa: con tutto quello che comporta, anche in termini di stress. Ma oggi è venerdì, inizia il fine settimana: basta arrivare a questa sera. Ma non sarà facile: l'ultimo giorno (lavorativo) del mese è sempre infuocato, e quindi ci sarà da sudare. Ma ciò non fa che contribuire a rendere ancora più piacevole l'idea del riposo dei prossimi due giorni.

martedì, gennaio 22, 2008

La vita in trasferta

Col nuovo lavoro probabilmente viaggerò più spesso che in passato, ed ancor prima di aver posare le mie cose in ufficio mi hanno già spedito in trasferta, negli uffici che abbiamo in Olanda vicino Utrecht... Ma voi sapete bene che non mi piace particolarmente andare fuori a lavorare: non c'è mai la possibilità di vedere i posti nei quali si va e si ha il disagio di essere fuori casa (con i controlli che fanno adesso in aeroporto è ancora peggio che in passato: non ho potuto portare neppure schiuma da barba e gel per capelli, quasi fossero armi batteriologiche! Amen, li abbiamo ricomprati in loco). Almeno in questi giorni ho la fortuna di avere ritrovato alcuni colleghi (italiani) con i quali ho un certo rapporto, così a cena si fanno quattro chiacchiere e si sta in compagnia! Speriamo di essere fortunato anche in futuro...

mercoledì, novembre 21, 2007

Milano...

Milano è una città triste. O almeno io la considero tale: traffico, rumore, microcriminalità. E' vero, offre anche tanti svaghi, iniziative culturale ecc. ecc., ma per chi - come me - non ama la vita mondana, i difetti superano di gran lunga i pregi. Ma ciononostante, da Gennaio finirò a lavorare a Milano: non l'ho scelto io, mi hanno cercato loro. L'opportunità professionale che mi si offre è grande, ma la paura di peggiorare la qualità della vita è altrettanto forte. Forse i miei sono solo pregiudizi, legati ad un passato (a Milano sono già stato per mesi, prima quando scrivevo la tesi e poi, nel 2001, quando lavoravo in McKinsey) che non è più attuale, ma certe cose sono irrazionali, e non possono spiegarli con la ragione.

Vedremo... Da Gennaio la mia vita cambierà. Spero non in peggio...


mercoledì, settembre 26, 2007

Istanbul

Sono da ieri ad Istanbul (qui in Hotel c'è pure la connessione Wireless, questa sì che è tecnologia), è la prima volta che ci vengo. Ed anche se già oggi pomeriggio riparto (ho il volo alle 17:40), fa sempre piacere vedere posti nuovi. Che poi in realtà non l'ho mica potuta girare: tutto il giorno a lavorare in ufficio, e solo ieri a cena siamo andati sul Bosforo (così posso dire di avere visto l'Asia ;-)) e abbiamo girato un po' per le vie della città... Ma ciò non toglie che bastano pochi istanti per cogliere aspetti nuovi e mai visti, dalle enormi moschee con gli altissimi minareti, ai grattacieli che svettano in mezzo a case piuttosto basse...

Vedere Istanbul per un giorno sembra piacevole. Viverci non credo lo sarebbe: troppo traffico, troppo caos. Sono un tipo tranquillo, uno di quelli a cui piace l'atmosfera creata dai piccoli centri. Quelli dove ci sarà pure poco da fare la sera, ma che non ti stressano...

sabato, settembre 08, 2007

Viaggi all'estero.

Sono tornato ieri sera (notte, visto che sono arrivato a casa all'una...) dopo 3 giorni di lavoro in Inghilterra. Non capisco perché quando dico che sono andato in Inghilterra tutti pensano subito a Londra! E' come se chiunque venisse in Italia dovesse necessariamente andare a Roma! In realtà sono andato a Peterborough, dove abbiamo i nostri uffici nel Regno Unito. A me non piace viaggiare per lavoro, perché non ti godi nulla del posto dove ti trovi ed in più non hai le comodità di casa (e - last but not least - devi fare un lungo viaggio per arrivarci: tra macchina e aereo il viaggio dura 7-8 ore in funzione dei ritardi...).

L'unica nota positiva è stato il tempo (incredibilmente bello, con temperature stabilmente sopra il 20°C anche la sera!), e la compagnia di alcuni colleghi italiani per la cena. Tra l'altra abbiamo anche avuto un inconveniente la prima notte: arrivati in hotel la ragazza della reception ci ha informati che le nostre camere (pagate in anticipo dall'azienda!) erano già occupate! Era la prima volta che assistevo ad un "overbooking" in albergo! Fortuna che avevamo un'auto a noleggio (e qualcuno pronto a guidarla di notte alla ricerca dell'albergo presso il quale ci hanno "dirottati"), altrimenti sarebbe stata un'esperienza molto spiacevole...

Ora posso finalmente riposarmi un po' a casa. Ma ho il timore che dovrò tornarci di nuovo, e presto, nel Regno Unito...

lunedì, agosto 27, 2007

Si ricomincia...

Ed oggi si riparte con il lavoro... Solita tradizione, ma è sempre difficile ricominciare... Speriamo bene...

venerdì, agosto 24, 2007

Ultimi giorni...

E' incredibile vedere come vola il tempo... Mi sembra ieri che ho iniziato le ferie, ed invece sono passate 3 settimane. E da lunedì - ahimé - si torna in ufficio. Questa situazione mi mette una grande tristezza: ogni anno è sempre la stessa storia, credo proprio che non riuscirò ad abituarmi mai all'idea. Spero non sia un fenomeno che interessa solo me...

Domenica mattina si riparte, per affrontare il viaggio di ritorno. Dodici ore che si preannunciano molto calde, sotto il profilo della temperatura e del traffico. Speriamo di sopravvivere. E di riuscire a riprendermi in fretta...




sabato, giugno 30, 2007

Ancora la solita storia...

Ieri ho comprato il Corriere della Sera (di tanto in tanto lo faccio), e mi ha colpito un articolo nel quale si sosteneva che i laureati (neolaureati nel caso specifico) siano la categoria più richiesta dalle aziende. A sostegno di tale tesi si portava il forte incremento degli annunci sulla carta stampata relativi a ricerche di personale qualificato. A parte il fatto che non sono così convinto che il dato numerico sia corretto (mi ricordo che nel 2000 sul Corriere della Sera comparivano così tanti annunci di ricerca di personale qualificato che spesso l'edizione del Venerdì non era sufficiente ed alcuni annunci venivano pubblicati il Sabato), l'autore dell'articolo dimentica almeno due fattori:
  1. Il numero di laureati sta crescendo ad un ritmo impressionante (i dati ufficiali sono presenti nella sezione Statistiche del Ministero dell'Università e della Ricerca). Nell'anno solare 2006 i laureati sono stati 297 mila, mentre 8 anni prima erano appena 119 mila.
  2. Le condizioni occupazionali medio di ingresso dei laureati nel mondo del lavoro stanno peggiorando (oggi un contratto normale per un neolaureato è rappresentato da un contratto di inserimento con una retribuzione di 21-22 mila euro: nel 1999 la retribuzione di ingresso - con un contratto di formazione lavoro - si aggirava sui 40 milioni, ossia poco meno di 21 mila euro di allora; se consideriamo 8 anni di inflazione...)
La mia opinione in materia è che oggi la laurea IN MEDIA non paghi, nel senso che la retribuzione media del laureato sarà talmente vicina a quella di chi la laurea non l'ha mai conseguita da non recuperare mai i costi aggiuntivi sostenuti per laurearsi (entrare nel mondo del lavoro con parecchi anni di ritardo, avere costi aggiuntivi per lo studio ed il mantenimento eventualmente fuori sede, avere meno anni di contribuzione ai fini pensionistici, a meno di non riscattare a caro prezzo gli anni universitari, ecc.). Ciò anche alla luce del fatto che sempre più spesso - proprio per il crescente numero di laureati - il laureato viene adibito a mansione che un diplomato avrebbe potuto svolgere egregiamente. Perché allora spingere i giovani - con massicce opere di sensibilizzazione sui media (non passa giorno che un ministro o un presidente della Confindustria non dica "In Italia mancano laureati") - verso una Università che, mediamente, non riuscirà a fornire alcun valore aggiunto?

Che si tratti solo di un sistema per diminuire il numero di disoccupati ufficiali (che fa sempre comodo a chi governa) oppure di avere più laureati per poterli pagare meno (che fa sempre comodo a chi assume)?