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sabato, giugno 19, 2010

La Fiat, i diritti e il futuro

C'è grande fermento nel mondo del lavoro: le proposte della gruppo Fiat per lo stabilimento di Pomigliano stanno scuotendo fortemente il sistema, spaccando sindacati e lavoratori (per chi fosse interessato, qui trova il testo dell'accordo). Da un lato c'è chi sostiene che nuovi investimenti e la salvaguardia dei posti di lavoro siano prioritari in questo momento, e di fronte al rischio - tutt'altro che remoto - di perderli sia tollerabile fare concessioni anche significative, accettare un peggioramento (localizzato e temporaneo) della condizione dei lavoratori, i quali dovrebbero rinunciare ad alcuni diritti. Dall'altro lato c'è la FIOM, che sostiene - al contrario - che non è possibile fare concessioni su questo terreno, che i diritti non si toccano, perché rinunciare a qualcosa significa dare il la ad attacchi sempre più frequenti e forti che distruggeranno in breve tutte le conquiste sociali (e non solo per gli operati di Pomigliano...).

Gran brutta situazione, quella di chi si trova tra incudine e martello: perché entrambe le posizioni hanno punti validi, almeno in linea teorica. Forse la mia è una visione viziata dal fatto che non mi trovo coinvolto, e che quindi non riesco a vederne tutti i lati negativi, ma ammetto che la posizione di totale chiusura della FIOM mi sembra troppo radicale. Perché le lotte - i grandi scioperi del passato lo dimostrano - hanno senso quando possono portare a risultati concreti. Rifiutare l'accordo può essere concettualmente corretto (non si deroga sui diritti, anche se poi bisogna capire esattamente quali sarebbero quelli meno tutelati), ma nella vita bisogna anche sapere essere pratici: se l'alternativa è la chiusura di Pomigliano e la disoccupazione per migliaia di persone (e la minaccia è concreta, perché la FIAT ha anche altre opzioni oltre a quella di tenere la produzione della Panda in Italia), allora forse è meglio essere realisti ed accettare il male minore. Gli altri sindacati - quelli che da sempre sono stati più concilianti verso proposte anche forti provenienti dalle imprese - hanno probabilmente compreso chiaramente questo concetto. Che di certo danneggia i lavoratori, ma almeno gli assicura un futuro...

sabato, maggio 02, 2009

Ma dove vuole arrivare Marchionne?

Ho un amico che - riguardo alle opportunità di lavoro - dice sempre: "Io non ho paura ad imbarcarmi in una nuova esperienza, lasciando l'azienda dove lavoro per andare in un'altra. Ma devo essere convinto di sapere svolgere con successo il nuovo incarico: mai fare il passo più lungo della gamba".
La Fiat dell'era Marchionne ha oggettivamente vissuto un periodo positivo nel corso degli ultimi anni, ma ora - in un momento di grande crisi per tutti - assistiamo ad operazioni forse un po'  troppo ardite: prima la Chrysler, adesso la Opel (leggi qui l'articolo su La Repubblica). Spero che Marchionne abbia valutato bene tutti gli aspetti, e che quindi non stia facendo il passo troppo lungo: sarebbe un vero peccato gettare al vento un risanamento conquistato con fatica e sacrificio. Certo - però - che l'attuale sovracapacità produttiva della stessa Fiat (che ha infatti stabilimenti chiusi da mesi, con migliaia di operai e impiegati in cassa integrazione) fa apparire quanto meno rischioso scommettere su accordi con altri produttori in difficoltà...