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venerdì, marzo 04, 2011
Requisiti: data di nascita 22.05.1965, luogo di nascita Milano, nome Mario Rossi., residenza via Unità d'Italia 150. I candidati interessanti - purché in possesso dei requisiti richiesti - possono inviare la propria candidatura all'indirizzo xxxx@xxx.xxx
Ovviamente non è un vero annuncio, sarebbe troppo sfacciato! Ma non tutti - evidentemente - la pensano così: perché qualcuno ha appena proposto una legge (la vita è fatta di priorità, e chiaramente questo viene prima di ogni altro problema del Paese) dove manca solo il nome del beneficiario per rendere evidente chi è la persona da proteggere...
venerdì, febbraio 27, 2009
In continuo movimento
Viviamo in un mondo che cambia in fretta, dove ciò che ieri era normale e scontato, domani diventa inusuale. Un mondo frenetico dove - sembrerebbe - chi si ferma è perduto. Chissà se è davvero così... Probabilmente no, ma spinti da quello che ci succede intorno non riusciamo spesso ad evitare di correre, di cambiare anche noi. Magari anche quando non vorremmo. I cambiamenti, specie quelli repentini, sono sempre incognite: non è detto che siano negativi, per carità!, ma di certo il rischio esiste. Oppure potrebbe andare tutto bene, tanto da rivelarsi grandi opportunità. In ogni senso...
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Stefano
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Parole chiave: cambiamenti, fretta, io, mondo, Società
martedì, febbraio 24, 2009
Il rispetto
Una delle cose che manca nella società moderna è appunto questo: perché a parole tutti sostengono di essere profondamente rispettosi degli altri, ma che forma di rispetto è mai tenere la suoneria del cellulare accesa (e ad alto volume) in un pullman dove in molti vorrebbero poter dormire visto che sono le 6 del mattino? O - peggio ancora - rispondere e parlare come se si fosse a casa propria, incuranti di chi, accanto, non è certo interessato a certe vicende. Il rispetto degli altri nasce dalle piccole cose: se già mancano queste, è inevitabile che la situazione degeneri...
venerdì, settembre 28, 2007
Uno, nessuno, centomila
La realtà sembra non essere univoca. Ognuno la interpreta in maniera diversa. Così quello che a me sembra negativo per un altro è positivo. Oppure - e la notizia del giorno - le prove contro Alberto Stasi sono considerate inopugnabili dal PM e inconsistenti dal GIP che rimette quindi in libertà l'indagato. Io capisco che ognuno coglie sfumature differenti delle cose che osserva, ma arrivare ad interpretazioni così distanti tra loro non mi sembra normale...
venerdì, agosto 10, 2007
La tecnologia...
I cambiamenti che la tecnologia porta nella nostra vita sono lenti e continui, tanto che spesso ci si potrebbe non accorgersi di quanto sia cambiato il nostro modo di relazionarci con le persone, le cose, il mondo... Probabilmente gli ultimi 10 anni sono stati letteralmente rivoluzionati dalla diffusione di massa dei telefoni cellulari. Ma ci pensate? 10 anni fa quando si andava in vacanza si era praticamente isolati, o chiamavamo noi qualcuno (ad un telefono fisso!) per avere informazioni oppure restavamo tagliati fuori dallo scorrere degli eventi. Quando si usciva, bisognava dare indicazioni precise alle persone con le quali ci si voleva incontrare: "Ci vediamo in questo punto a quest'ora". Oggi non è più così. Oggi si esce di casa e si dice: "Appena sono in zona ti chiamo e ci mettiamo d'accordo", oggi si parte per le vacanze e si è raggiungibili come si fosse in ufficio. Come se fosse un giorno qualunque. Dove ho la casa al mare - è un residence con un centinaio di appartamenti - la Telecom aveva installato due cabine telefoniche nel 1993. Nel periodo estivo erano sempre piene, tanto la gente aveva necessità di comunicare. Qualche anno fa le hanno rimosse: erano ormai inutili, nessuno le utilizzava più. Molto più comodo (ed economico) il cellulare. I tempi cambiano, e ci cambiano. E spesso non riusciamo neppure ad accorgercene...
lunedì, maggio 21, 2007
Matteo Arpe
Non tutti conoscono Matteo Arpe. Eppure è l'uomo che guidato il rilancio di uno dei principali gruppi bancari italiani, Capitalia. In pochi anni l'enfant prodige del capitalismo Italiano (è diventato amministratore delegato del gruppo nel 2003 ad appena 39 anni) ha raddrizzato un gruppo che aveva oggettivi problemi di redditività, facendo esplodere il valore del titolo in borsa (da poco più di un euro a quasi 8€ in meno di 5 anni credo costituisca un record, se escludiamo le società legate ad Internet negli anni della bolla speculativa...) e riscuotendo consensi da ogni parte. Ma come talvolta accade, un tale fenomeno è stato messo da parte proprio dalla persona che l'aveva scelto, il presidente del gruppo Cesare Geronzi: io non posso sapere quali siano le motivazioni di questa scelta, ma personalmente immagino sia legato ad una lotta di potere interna: un manager così capace diventa un rivale scomodo, una persona che può "farti le scarpe"; ed allora anche estrometterlo può essere una strategia valida (per sé, non per l'azienda né tantomeno per gli azionisti). E Geronzi, che è comunque una persona molto intelligente, ha trovato il modo migliore per togliere di mezzo Arpe: ha facilitato una fusione con la più grande banca Italiana, l'Unicredit. In una simile fusione, è evidente che la gestione operativa non può che essere assegnata all'A.D. della banca più grande, in questo caso Alessandro Profumo (anch'egli un ottimo manager in ogni caso!). Con buona pace di Arpe e di tutto quello che ha fatto in questi anni. Dal prossimo 31 maggio Arpe sarà ufficialmente disoccupato. Non dubito che troverà rapidamente una nuova occupazione, in una posizione dove potrà mostrare nuovamente al mondo il suo talento. Io gli darò fiducia, investendo nella sua prossima società. E sono certo che non mi deluderà...
lunedì, maggio 14, 2007
E' successo ancora...
Ne avevo già parlato in passato (leggi qui), ma evidentemente è sempre facile trovare chi da per scontato le cose: le urne in Sicilia per le amministrative si sono chiuse, ed a Palermo - dove in molti davano per scontata l'elezione di Orlando - Cammarata si avvia alla riconferma. Non entro nel merito dell'elezione in sé (non conosco direttamente le due persone, quindi non posso e non voglio esprimere giudizi), ma continuo a non capire proprio perché le persone continuino a dare per certi eventi futuri i quali - per definizione - tutto sono fuorché certi...
giovedì, aprile 19, 2007
Chi entra papa...
... esce cardinale. E l'Italia non ha smentito la regola: tutti certi che gli Europei di Calcio del 2012 sarebbero stati assegnati al nostro Paese (servivano 7 voti su 12, secondo i nostri giornalisti l'Italia ne aveva 6 già certi e quindi non poteva perdere), ad invece alla fine abbiamo raccolto solo 4 voti (contro gli 8 di Polonia e Ucraina). Non è un dramma, ma certamente deve fare riflettere il fatto che - troppe volte - si danno per scontate cose che in realtà non lo sono affatto. Ed è una cosa che vedo accadere tutti i giorni e in tutti gli ambiti (da quelli lavorativi a quelli privati), quasi che le persone cerchino sicurezza e tranquillità nell'illusione che nulla potrà andare storto. Il che - il più delle volte - è semplicemente falso...
giovedì, gennaio 25, 2007
La cultura del sospetto
Il Presidente della Repubblica israeliano, Katsav, è sotto accusa per crimini abbastanza gravi (stupro), per i quali rischia oltre 15 anni di reclusione. Le accuse non vanno mai prese sottogamba, ma d'altra parte se vogliamo che lo stato di diritto prevalga, dobbiamo comunque adeguarci alle sue regole. La prime delle quali è l'innocenza fino a prova contraria. Io non posso sapere se Katsav è colpevole dei reati ascrittigli, ma finché un tribunale non lo avrà condannato, non capisco perché dovrebbe dimettersi - come tanti a gran voce chiedono. Non è un caso isolato. Ogni qual volta una persona che occupa un ruolo di primo piano finisce sotto accusa, tutti ne chiedono le dimissioni. Io sono contrario a tutto ciò, perché chi è innocente ha il diritto di continuare a fare il proprio lavoro. E visto che fino alla condanna tutti si presumono innocenti, è giusto che rimangano al loro posto. Condannare prima del giudizio del tribunale è profondamente sbagliato. E può diventare un'arma in mano agli avversari: mi basta accusare di un turpe reato un avversario per tagliarlo fuori dai giochi. Del resto un Ministro della Repubblica Italiana vorrebbe vietare la possibilità di candidarsi alle elezioni a persone imputate (eventualmente anche condannate ma non in via definitiva) : molto ingiusto finché vige la presunzione d'innocenza...
mercoledì, dicembre 13, 2006
Ansia da prestazione...
Siamo ormai a fine anno, ed ogni azienda che si rispetti si accinge a chiudere i proprio conti. E, come è normale, tutti sperano di portare a casa un risultato positivo. Però c'è chi - pur portando risultati assolutamente brillanti - si sente quasi inadeguato perché avrebbe voluto portare risultati ancora migliori: perché mai, dico io, non gioire di ciò che si è ottenuto? Perché essere sempre e comunque votati al martirio, all'umiliazione, allo stare male perché si poteva portare un euro in più?
La nostra mi pare sempre più una società malata, dove ognuno sembra dovere dimostrare di essere migliore di quanto non sia già: è un circolo vizioso, dove pur facendo bene si cerca di fare ancora meglio. Si può migliorare tanto, è vero, ma arriva un punto arrivati al quale bisogna fermarsi e capire che più di questo è umanamente impossibile. Ma forse l'insoddisfazione e il senso di inadeguatezza per certe cose è innato...
La nostra mi pare sempre più una società malata, dove ognuno sembra dovere dimostrare di essere migliore di quanto non sia già: è un circolo vizioso, dove pur facendo bene si cerca di fare ancora meglio. Si può migliorare tanto, è vero, ma arriva un punto arrivati al quale bisogna fermarsi e capire che più di questo è umanamente impossibile. Ma forse l'insoddisfazione e il senso di inadeguatezza per certe cose è innato...
giovedì, dicembre 07, 2006
Tornei Aziendali
Ieri si è concluso il torneo aziendale di calcetto (al quale io non ho partecipato, non piacendomi particolarmente questa disciplina). Pur non essendo andato a nessuna delle partite (diversamente dagli anni passati, dove il torneo era di pallavolo e quindi io ero regolarmente presente in campo), non ho assolutamente rinunciato ai festaggiamenti: discoteca affittata per tutta la serata, buffet dalle 22:00 (niente male tra l'altro), premiazione e serata danzante... Non ho fatto tardi (all'una sono andato via con la mia fidanzata), ma mi sono comunque divertito. E come me mi pare si siano divertiti un po' tutti i colleghi: una festa è sempre una bella occasione per stare insieme anche al di fuori dell'ambiente lavorativo. Sono 7 anni che l'Azienda, in autunno, organizza un torneo sportivo. Mi auguro che la tradizione continui anche in futuro...
martedì, novembre 21, 2006
Riunioni aziendali
Ogni Azienda di una certa dimensione (e certemente tutte le multinazionali), organizzano periodicamente degli incontri dove le "strategie" aziendali vengono comunicate ai dipendenti. Oggi tocca a me partecipare ad uno di questi incontri: con ritardo di mesi rispetto alla riunione in cui sono stati per la prima volta illustrati gli obiettivi dei prossimi 3 anni (riunione riservata alle persone che contano veramente in azienda...), oggi si terrà la seconda edizione, riservata a coloro che evidentemente contano un po' meno (ma ci si può consolare guardandosi indietro: la maggioranza delle impiegati non è neppure stata chiamata a partecipare a questa sessione). E' proprio verò, in azienda ci sono tre categorie di lavoratori: i capi, gli insignificanti e gli schiavi. Almeno non sono uno schiavo...
La cosa più buffa è che la scelta di chi fare partecipare e chi no ha scontentato tantissime persone (le quali si domandano perché io - ad esempio - partecipo e loro no...), mentre non ha gratificato poi tanto chi partecipa (io ne avrei anche fatto a meno, visto che la riunione dura l'intera giornata ed il lavoro, alla fine, va comunque fatto e quindi si accumulerà per i prossimi giorni): come dicevano i latini, cui prodest?
La cosa più buffa è che la scelta di chi fare partecipare e chi no ha scontentato tantissime persone (le quali si domandano perché io - ad esempio - partecipo e loro no...), mentre non ha gratificato poi tanto chi partecipa (io ne avrei anche fatto a meno, visto che la riunione dura l'intera giornata ed il lavoro, alla fine, va comunque fatto e quindi si accumulerà per i prossimi giorni): come dicevano i latini, cui prodest?
giovedì, novembre 02, 2006
Sono perplesso...
La cosa che più mi dispiace è l'atteggiamento del governo. Premetto che io non mi riconosco nell'attuale maggioranza (a dire il vero neppure nell'opposizione, tanto che alle ultime elezioni non ho votato), però se c'è una cosa che mi da fastidio - ad ogni livello - è l'ipocrisia. Berlusconi aveva (probabilmente in maniera strumentale) battuto tanto sul tema delle tasse, definendo l'Ulivo il partito delle tasse. Prodi (e ricordo anche Visco, al quale Forattini ha dedicato una vignetta satirica che rappresenta probabilmente l'opinione che una parte del Paese ha del viceministro all'economia) ha sempre respinto le accuse dicendo che non avrebbe aumentato le tasse (anzi, le avrebbe ridotte, vedi il taglio al cuneo fiscale). Direi che a sei mesi dalle elezioni bisogna ammettere che Berlusconi (che magari ha veramente lasciato una situazione disastrosa dei conti, ma Prodi avrebbe dovuto aspettarselo...) aveva ragione...
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Stefano
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Parole chiave: economia, finanziaria, Italia, Politica, Società
martedì, ottobre 31, 2006
TFR o fondi pensione?
Da quando la riforma previdenziale varata nel 1995 dall'allora governo Dini ha introdotto la possibilità - per tutti i lavoratori - di aderire ai fondi pensione attraverso il versamento di una quota del proprio reddito (e del TFR per i dipendenti), si è iniziato a parlare della convenienza o meno di tale adesione. Adesso che, con la nuova riforma, il lavoratore dovrà necessariamente decidere esplicitamente se non vuole aderire ai fondi (mantenendo così il proprio TFR), diventa ancora più importante capire quale sia la scelta più corretta.Per prima cosa, non lasciamoci prendere dagli allarmismi. In molti hanno visto nell'adesione ai fondi una sorta di "scippo" di un istituto, il TFR, che è sempre stato visto (e continua a rimanere) come un diritto del lavoratore, ma in realtà aderire ad un fondo (che resta comunque una facoltà, non un obbligo) potrebbe essere una buona scelta: tutto dipende da cosa il lavoratore si aspetta e ritiene meglio per se stesso.
Facciamo un po' di chiarezza. Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) è una particolare forma di retribuzione differita, ossia essa matura durante il rapporto di lavoro (la sua quota è pari alla retribuzione continuativa - ossia escludendo voci erogate una tantum o per motivi contingenti - divisa per 13,5: in realtà, visto che una parte di essa viene versata a fondo perduto all'INPS il reale accantonamento in favore del lavoratore è il 6,91% della retribuzione) ma viene percepita solo al termine del rapporto stesso. Quando parlo di termine del rapporto, prescindo dalla causa che lo provoca: dimissioni, licenziamento o pensionamento sono indifferenti ai fini del pagamento del TFR. La logica alla base di questo istituto è semplice: il TFR è un risparmio forzato che il legislatore impone al lavoratore, così che se - per qualunque ragione - esso dovesse restare disoccupato, avrà comunque un capitale col quale mantenersi. Esso, inoltre, ha assunto il ruolo di fonte di finanziamento a basso costo per le Aziende, in quanto il TFR maturato restava nelle disponibilità del datore di lavoro.
Facciamo un po' di chiarezza. Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) è una particolare forma di retribuzione differita, ossia essa matura durante il rapporto di lavoro (la sua quota è pari alla retribuzione continuativa - ossia escludendo voci erogate una tantum o per motivi contingenti - divisa per 13,5: in realtà, visto che una parte di essa viene versata a fondo perduto all'INPS il reale accantonamento in favore del lavoratore è il 6,91% della retribuzione) ma viene percepita solo al termine del rapporto stesso. Quando parlo di termine del rapporto, prescindo dalla causa che lo provoca: dimissioni, licenziamento o pensionamento sono indifferenti ai fini del pagamento del TFR. La logica alla base di questo istituto è semplice: il TFR è un risparmio forzato che il legislatore impone al lavoratore, così che se - per qualunque ragione - esso dovesse restare disoccupato, avrà comunque un capitale col quale mantenersi. Esso, inoltre, ha assunto il ruolo di fonte di finanziamento a basso costo per le Aziende, in quanto il TFR maturato restava nelle disponibilità del datore di lavoro.
Il TFR ha un meccanismo di rivalutazione prevista dalla legge: 1,5% fisso più il 75% dell'inflazione. Questo vuol dire che finché il tasso di inflazione è minore del 6%, il TFR si rivaluta più del costo della vita: negli ultimi anni, fortunatamente, tale condizione è stata ampiamente verificata, cosicché il TFR si è costantemente rivalutato anche in termini reali. A fronte della sicurezza della rivalutazione, ovviamente, il rendimento non può che essere basso. E proprio in forza a questo basso rendimento che il TFR rappresenta, per i datori di lavoro, un finanziamento a tasso bassissimo (nell'ipotesi di inflazione al 2,5% la rivalutazione è del 3,375%, quando un normale prestito bancario ha un tasso almeno doppio).
Anche dal punto di vista fiscale il TFR gode di alcune agevolazioni. Senza volere entrare nel calcolo dettagliato (la rivalutazione viene tassata ogni anno dell'11% e non concorre alla formazione dell'imponibile tassato all'atto dell'erogazione), possiamo affermare che il TFR viene tassato con l'aliquota media degli ultimi 5 anni precedenti l'erogazione, ossia con una aliquota ben minore di quella marginale (ossia quella che verrebbe applicata ad eventuali redditi aggiuntivi rispetto al proprio stipendio).
Ma se il TFR offre sicurezza e gode di un trattamento fiscale privilegiato, perché dovremo essere interessati ad aderire ad un fondo? Questa è un bella domanda, e la risposta è una sola: il TFR offre - a scadenza - un capitale sicuro ma a basso rendimento. I fondi pensione, invece, investono in attività finanziarie, che per natura sono più rischiose ma hanno un rendimento atteso (= in media lo conseguono, ma ovviamente possono anche fallire l'obiettivo) ben più alto, ma soprattutto non assicurano tanto un capitale a scadenza (in realtà anche i fondi pensione possono erogare un capitale, ma in questo caso la tassazione è ordinaria e quindi si paga l'aliquota marginale, ben più alta di quella media: in pratica riscattare la propria posizione dal fondo pensione è un suicidio economico), quanto una rendita vitalizia, ossia una seconda pensione: in un mondo dove le pensioni saranno - a parità di contributi e anni di lavoro - pù basse rispetto al passato, una integrazione pensionistica non può che fare bene.
Cosa è meglio, allora? Non c'è una risposta univoca, ognuno di noi deve capire quale dei due sistemi è più adatto alle proprie esigenze. Dal punto di vista attuariale, e considerando i rischi connessi all'investimento in attività finanziarie, esse sono equivalenti. Nei casi concreti potrebbero essere certamente ben diversi (casi limite: pensionato che muore dopo un anno dal pensionamento; col TFR il capitale sarebbe stato suo e quindi sarebbe confluito nell'asse ereditario, con la pensione integrativa la morte del pensionato estingue - salvo casi di reversibilità - il diritto; viceversa, chi sopravvive oltre i 100 anni avrebbe un enorme vantaggio nell'aver preferito una seconda pensione al capitale del TFR...).
Cosa ne penso io? Idealmente sono più favorevole alla rendita che al TFR, ma oggettivamente fino ad oggi non ho ancora aderito alla previdenza integrativa, mantenendo il caro, vecchio trattamento di fine rapporto. Dipenderà dal fatto che chi mantiene il TFR può decidere di passare alla previdenza integrativa, mentre il viceversa non è consentito?
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Stefano
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Parole chiave: economia, pensione, previdenza, Società, TFR
lunedì, ottobre 30, 2006
Non staremo diventando paranoici?
Dal prossimo lunedì (6 novembre 2006), in tutti gli scali dell'Unione Europea (e di altri Paesi quali Svizzera, Norvegia, Islanda) entreranno in vigore nuove limitazioni sui bagagli a mano (leggi l'informativa sul sito dell'Aviazione Civile Italiana). Il nuovo giro di vite si applica nientemeno che alle sostanze liquide! Sarà vietato portare con sé una bottiglietta d'acqua (ma dentro i bar dell'aeroporto si potranno sempre acquistare: gli affari sono affari!), oppure il dentifricio o il gel per capelli, salvo che non siano talmente piccoli da non superare la soglia imposta dalle autorità (100 grammi o 100 millilitri). Tanto per intenderci, i normali gel da capelli sono da 125 o 150 ml, quindi sarenno vietati: bisognerà imbarcarli, oppure buttarli (e ricomprarli nei negozi posti pochi metri oltre i controlli...).
A mio avviso stiamo uscendo di senno: un conto è la sicurezza, un altro la paranoia. Cito dall'informatica dell'ENAC:
Io sono favorevole alla sicurezza, ma non a costo di essere privati della libertà. Non potere portare la mia bottiglia d'acqua in aeroporto è una privazione minima. Ma se si accetta passivamente ogni decisione che limita la libertà, si finisce presto schiavi. Non so quanto dureranno queste norme restrittive (ma la storia insegna che per imporre misure straordinarie bastano pochi giorni, per eliminarle servono anni...), ma non posso che sentirmi disgustato per quello che accade. La sicurezza si costruisce migliorando i controlli, non vietando tutto ciò che - per incapacità - non si riesce a verificare: esistono rilevatori di esplosivi, anche liquidi, e quindi andrebbero usati. E' stata una grave negligenza non averlo fatto fino ad oggi: e la responsabilità non è certo dei cittadini...
A mio avviso stiamo uscendo di senno: un conto è la sicurezza, un altro la paranoia. Cito dall'informatica dell'ENAC:
Al fine di proteggere i passeggeri dalla nuova minaccia terroristica costituita dagli esplosivi in forma liquidaNUOVA MINACCIA? Gli esplosivi liquidi esistono da decenni/secoli (la nitroglicerina è del 1847, l'astrolite degli anni '60, ecc.), e non mi risulta che siano mai stati impiegati in attentati su aerei. Certo, mi si potrebbe obiettare che a Londra (10 agosto 2006) i terroristi volevano usare qualcosa del genere, ma forse è il caso di valutare i fatti per quello che sono, senza lasciarsi influenzare dall'enfasi del momento: dei 24 arrestati, 4 sono stati rilasciati subito perché presumibilmente estranei ai fatti (basta questo per capire che a volte la paura, o la voglia di fare notizia, può spingere anche le forze dell'ordine ad operazioni non sempre corrette nei minimi dettagli), e solo gli altri 20 hanno una formale accusa. Sarà interessante vedere, col senno di poi, quale sarà il giudizio dei tribunali. Sarebbe imbarazzante, per Scotland Yard ma anche per tutto il mondo occidentale, se gli imputati venissero assolti (o magari condannati per qualche reato minore).
Io sono favorevole alla sicurezza, ma non a costo di essere privati della libertà. Non potere portare la mia bottiglia d'acqua in aeroporto è una privazione minima. Ma se si accetta passivamente ogni decisione che limita la libertà, si finisce presto schiavi. Non so quanto dureranno queste norme restrittive (ma la storia insegna che per imporre misure straordinarie bastano pochi giorni, per eliminarle servono anni...), ma non posso che sentirmi disgustato per quello che accade. La sicurezza si costruisce migliorando i controlli, non vietando tutto ciò che - per incapacità - non si riesce a verificare: esistono rilevatori di esplosivi, anche liquidi, e quindi andrebbero usati. E' stata una grave negligenza non averlo fatto fino ad oggi: e la responsabilità non è certo dei cittadini...
domenica, ottobre 29, 2006
Ora solare: dormiamo davvero un'ora in più?
Come ogni anno, la fine di ottobre coincide con la fine dell'ora legale, e come ogni anno i giornali e le televisioni (ma anche le radio ed internet) ci propinano la storiella dell'ora di sonno in più (del resto a marzo dicono che ne abbiamo persa una...). Ma qualcuno pensa veramente sia così? Ma pensiamoci bene: la domenica le persone normali non puntano certo la sveglia! Ed allora che importa l'orario "ufficiale": noi ci sveglieremo quando il nostro organismo (che di certo non si lascia influenzare dall'ora legale/solare) lo riterrà opportuno, a prescindere dal cambio dell'ora! Forse non sempre bisogna credere ciecamente a ciò che ci propinano i media...
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