venerdì, novembre 14, 2008

Addio Eluana

 
Il destino è stato crudele con questa ragazza: ha spezzato la sua vita dopo appena 20 anni, e poi l'ha incatenata a questo mondo per quasi altrettanto. Ma ora, finalmente, il suo calvario sta finendo: Eluana potrà presto trovare quella pace che per tanto tempo le è stata negata. E con lei le persone che la amano: perché permettere a qualcuno di riposare in pace è un atto di amore, e sbaglia chi si ostina a dire il contrario, chi afferma che questo è un omicidio. Vivere non vuol dire respirare, ma provare emozioni e condividerle col mondo: quelle emozioni che a Eluana sono state negate. Lei è morta quel giorno, ed oggi finalmente qualcuno l'ha capito...

2 commenti:

luisa ha detto...

Se succedesse a me quello che è successo ad Eluana vorrei che i miei figli staccassero tutto, non so, però, se avrei lo stesso coraggio se le cose dovessero essere rovesciate.
Molto probabilmente in questo sono egoista.

Antonio ha detto...

La mia personale opinione è che alla tragedia di una vita spezzata eppure non definitivamente terminata, l'ostinazione del padre (che ha scritto pure un libro sulla vicenda) e la ricerca del forzato consenso da parte della legge, con il balletto che osserviamo da mesi, stia aggiungendo tragedia alla tragedia, dolore al dolore. Se è veramente sicuro in tutta onestà e coscienza che la figlia abbia espresso il parere che ha espresso, ovvero quello di non voler mai vivere in nessun caso come un vegetale, perché non ha terminato la vita della figlia, come senza pubblicità fanno alcuni, assumendosi poi tutte le responsabilità del gesto? Così facendo, invece, ha anteposto la legge alla volontà della figlia che è stata costretta per più di un decennio a vivere in condizioni non scelte, poiché a quanto pare esplicitamente negate da lei stessa.

Il padre ha risposto a Fazio qualche settimana fa: "credo che la libertà sia libertà all'interno delle leggi, dell'essere cittadini", accompagnato dai relativi applausi. Questa che chiamerei con Chomsky “religione di Stato” è una profonda aberrazione dell'esser uomini, poiché la morale, la nostra coscienza dovrebbe essere superiore ed al di là di qualsiasi legislazione umana. Non possiamo considerare il nostro agire etico derivante ed avente fondamento nelle leggi della società, altrimenti ci percepiremmo come marionette in mano a società e leggi. La libertà è l'autonomia, l'emancipazione dall'essere cittadini pur essendo cittadini ed è responsabilità in quanto la legge morale, come affermava Kant, scaturisce da noi e nient'altro che da noi stessi.

[...]

Io non so cosa farei nella sua situazione, non posso nemmeno immaginare i dubbi che avrei e le emozioni per una figlia morta, ma mai-morta, così da non potere nemmeno elaborarne il lutto; di una cosa, però, sono certo: se fossi veramente sicuro, come pare essere sicuro il padre di Eluana, della volontà espressa in coscienza da mia figlia, la realizzerei, poiché trascenderebbe ogni tipo di legge, la società tutta e persino la mia stessa morale.

Antonio

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